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Protezione dei beni culturali – Conseguenze finanziarie

Una nazione che dimentica il suo passato, non ha futuro”, W.Churchill.

Confrontato ad una valutazione di un immobile tutelato dalla protezione dei beni culturali, l’esperto in valutazione immobiliare deve adempiere innanzitutto ad una necessità fondamentale: informarsi.

Qui di seguito verranno illustrate in grandi linee le più principali normative in vigore inerenti la protezione dei beni culturali soprattutto in chiave di valutazione immobiliare, così come gli organi preposti a tale scopo in Ticino, presso i quali si tratterà richiedere le informarsi, caso per caso.

Quadro giuridico della protezione dei beni culturali

A livello europeo, il Consiglio d’ Europa ha fornito stimoli legislativi molto importanti per la tutela del patrimonio culturale di cui diversi trattati e accordi internazionali sono stati ratificatiti dalla Svizzera tra i quali: la Convenzione culturale europea del 19 dicembre 1954 (che impegna il nostro Paese ad adottare adeguate misure di salvaguardia del patrimonio culturale comune all’ Europa) e la Convenzione dell’ Unesco per la protezione del patrimonio culturale e naturale del 1972 (in virtù della quale ogni Stato firmatario è tenuto ad identificare e definire i beni culturali che si trovano sul suo territorio ed assicurarne la protezione e valorizzazione)[1].

La legislatura ticinese in materia di beni culturali è regolata dalla Legge sulla protezione dei beni culturali del 13 maggio 1997 (LBC) e dal Regolamento sulla protezione dei beni culturali del 6 aprile 2004 (RBC).

Lo sviluppo organizzativo nel tempo dei beni protetti nel Canton Ticino è riportato nel riquadro 9 (si veda la pagina seguente). È interessante notare come la terminologia sia cambiata nel tempo e da protezione dei monumenti storici e artistici, sia diventata protezione dei beni culturali.

Gli organi competenti sono in particolare l’Ufficio della protezione dei beni culturali (UBC), che è preposto alla cura, alla conservazione e alla valorizzazione dei beni culturali[2]; e la Commissione di protezione dei beni culturali (CBC), che, nominata dal Consiglio di Stato, esprime il suo parere sui progetti di restauro e sulla politica di tutela.

I beni culturali immobili protetti in Ticino sono divisi in tre categorie:

Beni d’interesse cantonale:

–       Rivestono interesse per l’intera collettività cantonale;
–       Sono protetti per decisione cantonale nell’ambito dell’adozione dei piani d’utilizzazione cantonali;
–       Interventi suscettibili di modificarne l’aspetto o la sostanza sono possibili solo con l’autorizzazione ed in conformità alle indicazione dell’UBC, che si esprime dopo aver consultato la CBC.

Beni d’interesse locale:

–       Rivestono interesse per una collettività locale;
–       Sono protetti per decisione dell’autorità locale nell’ambito dell’adozione dei piani regolatori comunali;
–       Interventi sui beni sono possibili solo con l’autorizzazione ed in conformità alle indicazione dell’UBC.

Beni degni di protezione:

–       Beni non ancora protetti per i quali si presumono valori che giustificano misure di protezione preventiva.

La LBC attribuisce al Consiglio di Stato la promozione e la coordinazione della protezione attiva dei beni culturali (art. 5.1), sia da un punto di vista dell’informazione alla popolazione circa il patrimonio culturale (art. 6), sia a livello di consulenza per le modalità di protezione dei beni culturali (art. 7), mentre la responsabilità della tutela spetta ai proprietari (art. 5.2), gli enti pubblici partecipano alla tutela nella misura richiesta dall’interesse pubblico (art 5.3).

In materia di contributi finanziari per la conservazione, il Cantone partecipa ai costi di manutenzione regolare, di conservazione e di restauro dei beni culturali protetti di interesse cantonale (art. 8.1 e 8.2), mentre solo in casi eccezionali e sussidiari (art. 8.3) anche a quelli di interesse locale. Il contributo è determinato in funzione di vari parametri quali ad esempio, l’importanza del bene culturale e la natura dei lavori, e il contributo può ammontare al massimo al 50% della spesa riconosciuta (art 9).

L’erogazione del contributo potrebbe essere subordinato, secondo l’art 9 della RBC, ad alcune condizioni quali la stipulazione di contratti di manutenzione periodica e l’obbligo di consentire la fruizione pubblica del bene protetto.

È data inoltre un’agevolazione fiscale ai proprietari legata alla deduzione possibile sul cumulo fiscale delle spese di cura dei beni protetti[3].

La questione dei contributi potrebbe esercitare un’influenza nell’ambito della valutazione immobiliare, poiché se da una parte si è confrontati a spese di manutenzione superiori all’ordinario, d’altra parte è possibile che tale aggravio sia alleviato dal sostegno delle autorità. Si tratterà quindi di approfondire di volta in volta questi due aspetti, così come l’eventuale obbligo di consentire la fruizione pubblica del bene protetto, che potrebbe essere alquanto rilevante.

Il RBC all’art 6 definisce i lavori citati all’art 8 della LBC, nello specifico: i lavori di manutenzione (di controllo e di risanamento programmati con regolarità e costanza da operatori specializzati), di conservazione (lavori di protezione e di mantenimento in buono stato), di restauro (lavori di ripristino e valorizzazione) e i lavori preliminari (per rilievi, studi e perizie, sondaggi, scavi, progettazione, ecc.).

La legge non detta regole dell’arte inerenti la conservazione del bene e di conseguenza l’Ufficio e la Commissione dei beni culturali si basano su principi e criteri riconosciuti a livello internazionale[4]. Si tratta dei principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera emanati dalla Commissione federale dei monumenti storici[5].

Nell’ambito di una valutazione immobiliare, come abbiamo visto in precedenza, viene tenuto conto sia della manutenzione regolare che degli accantonamenti per i rinnovi. Nel caso di un bene tutelato, vi è inoltre da considerare la necessità di valorizzazione, di protezione e di ripristino ed ancora l’obbligo d’impiegare i servizi di operatori specializzati. Si tratta dunque di valutare l’importanza di ciascuno di questi aspetti specifici e i maggior costi ad essi associati alla tipologia del bene immobiliare.

Per immobili protetti dai beni culturali è previsto il diritto di espropriazione in caso di beni d’eccezionale importanza culturale e al fine di garantirne la protezione o per destinarli a scopi d’interesse pubblico. Si tratta dunque di informarsi se tale possibilità è stata già valutata dalle autorità competenti e qualora non fosse il caso, quali sono le possibilità che si verifichi. È necessario dunque rivolgersi ad esperti del settore, poiché in effetti un potenziale cliente potrebbe essere alquanto frenato ad acquistare, dalla possibilità che tale occorrenza si concretizzi.

In caso di vendita l’art 26. obbliga il proprietario a notificarlo immediatamente alle autorità competenti indicando la causa, il prezzo e le generalità del nuovo proprietario, ma quest’aspetto non dovrebbe a priori influenzare i potenziali acquirenti, né il valore del bene stimato.

Vincoli legati alla protezione dei beni culturali

In sostanza il vincolo di protezione dei beni culturali si traduce in una restrizione della facoltà di disporre liberamente del bene, ossia del diritto di proprietà garantito dall’art. 36 della Costituzione, ma che prevede eccezioni se fondate su una base legale (art. 36 cpv.1), in questo caso la legge sui beni culturali, giustificate da un interesse pubblico (cpv. 2) e rispettose del principio di proporzionalità (cpv. 3)[6].

L’art. 26 cpv 2 della Costituzione prevede in caso d’espropriazione o di restrizione equivalente della proprietà che è dovuta piena indennità. In sostanza l’indennità è prevista se l’uso attuale o il prevedibile uso in un futuro prossimo della proprietà viene vietato o limitato in modo particolarmente grave. Per valutarlo “è sempre esclusivamente determinante la possibilità di conservare un uso del fondo conforme alla sua destinazione ed economicamente ragionevole”[7].

Salvo disposizione contraria, la protezione di un bene culturale si estende all’oggetto nel suo insieme, in tutte le sue parti e strutture interne ed esterne (art. 22 LBC). Quest’aspetto riveste un’importanza chiave nell’ambito della valutazione, si tratta di capire nel caso specifico, in quale misura il terreno eccedente sia protetto dal vincolo e dunque non sfruttabile o solo parzialmente.

La protezione dei beni culturali introduce per il proprietario, come è stato visto, una serie di divieti e di obblighi, riassunti qui di seguito, e che saranno oggetto di un’ulteriormente analisi nell’ambito della discussione finale di questo lavoro.

Divieti

–          Divieto di demolire il bene protetto;
–          Potenziale divieto di trasformare ed ampliare l’immobile (in particolare se comporta l’alterazione della sostanza, dell’aspetto esterno o della struttura interna);
–          Potenziale limitazione o divieto totale di sfruttare a livello edile il terreno circostante (art 22 LBC).

Obblighi

–          Fornire una prestazione positiva in favore della collettività;
–          Responsabilità della tutela dei beni culturali di cui si è proprietari (art 5.2 LBC);
–          Conservare il bene nella sua sostanza, provvedendo alla manutenzione regolare (art. 23 LBC).

Sviluppo organizzativo dei beni protetti nel Canton Ticino [8]

1905 Decreto legislativo circa gli scavi per la ricerca di oggetti archeologici
1909 Legge sulla conservazione dei monumenti storici ed artistici del Canton Ticino.
1919 Decreto del Consiglio di Stato. Viene istituito l’Ispettorato dei monumenti
1942 Decreto legislativo per la tutela dei ritrovamenti archeologici
1944 Decreto legislativo concernente la conservazione dei musei storici e archeologici
1946 Legge per la protezione dei monumenti storici e artistici (viene lasciato cadere L’Ispettorato dei monumenti
1958 Istituzione dell’Ispettorato degli scavi e dei musei e reintroduzione dell’Ispettorato dei monumenti storici ed artistici
1962 Tutto il settore viene denominato o “Ispettorato dei monumenti” o “Servizio dei monumenti storici e artistici”, sino a giungere all'”Ufficio dei monumenti storici”. Viene creata l’Opera svizzera dei monumenti d’ arte (OSMA).
1969 Viene pubblicato l’Elenco dei monumenti storici ed artistici del Canton Ticino (1911-1968)
1976 Approvazione della Legge cantonale di applicazione della legge federale per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato: il Regolamento d’ applicazione del 1979, affida i compiti di gestione della legge all’ Ufficio monumenti storici.
1989 Viene istituita la Sezione Beni Ambientali e monumentali
1997 Legge sulla protezione dei beni culturali (del 13 maggio 1997)
2004 Regolamento sulla protezione dei beni culturali (del 6 aprile 2004)

Referenze

[1] Dipartimento del Territorio, Messaggio n° 4387, 14 marzo 1995.
[2] www4.ti.ch/index.php?id=1240 (sito ufficiale del Canton Ticino, Sezione dello sviluppo territoriale).
[3] Art. 31.3 Legge Tributaria del 21 giugno 1994.
[4] Patrizia Cattaneo Beretta, La Legge cantonale sulla protezione dei beni culturali, Rivista di diritto amministrativo e tributario ticinese, 1-2000 pagg. 139-155.
[5] Per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale dell’Ufficio federale della cultura: www.bak.admin.ch/kulturerbe/
[6] Lorenzo Anastasi e Davide Socchi, Conseguenze finanziarie della protezione dei beni culturali immobili, Rivista ticinese di diritto, I – 2014 , Cancelleria dello Stato del Canton Ticino, Helbing Lichtenhahn 2014, pp. 405-406.
[7] Anastasi e Socchi, articolo citato, pag. 407 e 410.
[8] Giuseppe Chiesi, 100 anni di tutela del patrimonio culturale, Bollettino dell’Associazione archeologica ticinese, Vol 22 2010– pag. 4 e ss.